Cosplay: il lato più nerd dei videogiochi

May 7, 2007   Mondi digitali

Come l’ho sempre immaginato il malato di videogiochi (chiamalo nerd o hardcore gamer, non fa differenza)? forse come uno che overclokka la scheda video per ottenere 10 fps in più a Stalker (ehmm…io lo facevo ai tempi di quake 3 arena..ma va beh..). Forse come uno che si compra il pc case più estremo, con un Lcd per la temperatura e il raffreddamento liquido della Cpu, oppure, nel caso di giocatore console, come uno che compra un mod superfico per la icsbocs. Beh, approfondendo gli studi sul mondo dei videogiochi sono venuto a conoscenza di una vera e propria subcultura, soprattutto di matrice orientale, che è quella del Cosplay. Non che prima fosse una cosa a me totalmente ignota, ma la consideravo solo una trovata pubblicitaria in occasione di eventi come il Tokio Game Show. Sembra invece che questa moda di vestirsi come i personaggi dei proprio videogiochi preferiti sia proprio una passione ben radicata…radicata nella mente di gente folle, però ben radicata! Pensate che bello però: uscite di casa e salutate il postino che gira come Paperboy, il vostro fruttaeverdura è Super Mario (chissà che funghetti vi vende..) e Raiden il vostro elettricista di fiducia..bahahaha.

Beh, anche se il fenomeno del cosplay fosse il lato più nerd dei videogiochi, guardando foto come quella sopra..vorrei anche io una signorina (s)vestita come quelle di DOA !!!

Stevetk

Testimonial story

December 5, 2006   Retrogaming, Mondi digitali

Prendo spunto dal post pubblicato su Gamesblog, in cui si commenta il nuovissimo spot del Wii, in cui compare ancora Giorgio Panariello alle prese con un Wiiremote. Dopo aver sponsorizzato in Italia il Ds Lite e Brain Training, il comico e presentatore toscano, continua a presentare al pubblico italiano le novità Nintendo. A quarantotto ore dall’arrivo delle prime confezioni del Wii nei negozi italiani, Panariello tenta di incuriosire quelli che ancora non ne conoscono le forme e che si interrogano su cosa sia quella specie di telecomando bianco.

Ma non è la prima volta che i produttori di console o videogiochi fanno ricorso a personaggi famosi per la campagna pubblicitaria. I titoli sportivi, per esempio, da sempre si legano all’immagine di qualche campione. Oggi sono Ronaldinho e Rooney (Fifa 2007) o Adriano e Toni (Pes 6) ma una volta erano Franco Baresi (World Cup Kick Off ) e Paul Gascoigne (Gazza’s Super Soccer). Oggi sono rimasti pochi i videogiochi che hanno nel titolo, il nome dello sportivo che fa da testimonial mentre prima, ai tempi degli home computer e delle prime console, ce n’erano molti di più. Chissà perchè? forse perchè nella continua disputa su hardware vs software, si sono alternate teorie che ritenevano che il valore aggiunto di una console fosse la qualità dei titoli a teorie per cui la cosa più importante rimane la potenza e l’innovazione dell’hardware.

Nel lontano 1986, al lancio del Nintendo Entertainment System, vi ricordate chi era stato scelto per la campagna pubblicitaria? Dai, c’era in ogni copia di Topolino e in ogni fascia pubblicitaria di Italia1 (specie nel pomeriggio, coi cartoni animati). Nintendo scelse uno degli idoli del pubblico giovanile di quegli anni, uno che faceva tendenza…proprio come il Nes. E Sega, l’acerrima rivale? Prima con il Master System fece ricorso ad altri due sportivi famosi che, guarda tu il destino, per anni riuscirono a vincere qualcosa solo ai videogiochi. Per il Megadrive invece scelsero un comico che proprio in quegli anni cominciava il suo declino, dopo anni di commedie all’italiana. Il risultato alla fine non fu malaccio, io ancora mi ricordo lo slogan: "Ocìo però, solo Giochi Preziosi!".

Chi ricorda altre pubblicità e altri testimonial? 

Stevetk

Geni della comunicazione videoludica

December 4, 2006   Nintendo Wii, Xbox 360, Mondi digitali, Ps3

console warChi sono i destinatari del marketing videoludico? gli hardcore gamers o i casual gamers? In teoria, i giocatori più accaniti, quelli che bramano sempre la configurazione più performante e attendono con ansia la data di uscita dei loro giochi preferiti, non hanno bisogno di essere convinti da una campagna informativa attraente. Le informazioni, quelle che a loro interessano, le cercano da soli e sono i primi a diffonderle. Inoltre, di solito, un hardcore gamer è legato ad un brand, ne diventa accanito sostenitore, come succede a un tifoso con la propria squadra di calcio. Non è raro leggere in alcuni forum, discussioni accese, con tanto di  sfottò, fra Playstationofili e Nintendofili, ad esempio.

Quindi, una campagna pubblicitaria (di marketing, in generale) di successo, può essere considerata tale se riesce a intercettare almeno una parte di quei casual gamer, creando attraverso incentivi, strategie di customer care e fidelizzazione, le premesse, nel tempo, per renderli videogiocatori più consapevoli, meno volubili e soprattutto stabili consumatori dei prodotti che promuove. In poche parole, è molto difficile sottrarre clienti affezionati ad un altro marchio*; è inutile o quasi una campagna per convincere ulteriormente quelli che già sono clienti** mentre l’ideale sarebbe convincere, come avviene prima delle elezioni, il popolo degli indecisi e dei "giocatori per caso".

Ma le cose stanno andando veramente così? Questo sarà il natale delle console e i tre grandi che si dividono il mercato o stanno mischiando le carte o stanno commettendo tutti dei gravi errori. Sony perde i colpi con la sua PS3 dai costi assurdi, dai ritardi e le date incerte, con accessori prima esclusi poi inclusi e dopo ancora non si sa. Nintendo ha deciso di innovare tantissimo, soprattutto sui controlli che di fatto, cambiano completamente l’abitudine, gli spazi e i tempi "classici" del videogiocatore. Se giocassi con il Wii nella mia stanzetta, farei tanti e cocci e mi procurerei di sicuro qualche ematoma. Microsoft, secondo me, è quella che alla fine pagherà più di tutti alcune scelte incomprensibili. Ha anticipato di molto l’uscita di XBox 360 tanto che per Natale, l’acquirente comune la scambierà per un modello superato (chi gli spiegherà la differenza fra la prima versione, la Xbox 360 Core, e l’ultima ?). Puntava molto su una line-up di titoli come Dead Rising, che però funziona bene solo su televisori HD. Per carità, Gears of War e il prossimo Halo 3, potranno essere dei traini incredibili per le vendite ma bisogna anche tenere conto, che la base hardware di Xbox installate è alta solo negli Stati Uniti mentre è scarsa in Oriente e va così così in Europa.

Se Sony però, riuscirà a darsi la zappa sui piedi tanto da scoraggiare i suoi fedeli clienti, forse Microsoft avrà speranze di riuscire in uno "scippo" clamoroso. Come al solito, restiamo a guardare.

* Sempre che un’azienda non faccia harakiri, come sta facendo Sony

** Alcune scelte di mercato però, confondono le idee anche degli aficionados. 

Stevetk

Neanche a dirlo

November 20, 2006   Mondi digitali

Avevo concluso il post precendente profetizzando un nuovo attacco ai videogiochi in occasione di un nuovo caso di violenza scolastica: manco a dirlo, oggi un pazzoide entra in una scuola tedesca pieno di armi sparando all’impazzata. Alla fine ci rimette le penne solo lui, per fortuna.

I media però, guarda caso, ci infilano dentro oltre al fatto che era satanista, amante delle armi e internet dipendente anche che era un amante dei videogiochi sparatutto (fonte Tg1 delle 13.30). Ora, io ho installati,in questo momento, Doom3, Quake4 e Far Cry. Non è che mi verranno ad arrestare? Forse no, visto che il Corriere della Sera precisa che il pazzoide giocava a Counter Strike (ma guarda un po’, lui e altri 300.000 nel mondo) con cui addirittura aveva simulato l’irruzione nella scuola (non tenendo conto il piccolo particolare che nella realtà non c’è il "reload mission").

Insomma, ormai mi aspetto che da qui a Natale, periodo in cui i videogiochi saranno uno degli articoli più venduti, infileranno la storia della violenza e della devianza sociale causata da GTA e simili in ogni caso che riguardi qualsiasi idiota. 

Stevetk

Violenza e videogiochi. Il caso di Rule of Rose

November 19, 2006   Mondi digitali

Ci sono notizie che uno fa fatica a leggere. E fatica anche a credere che puntualmente saltino fuori, montando polemiche infinite. Mi riferisco al caso di Rule of Rose, survival horror che è stato preso di mira dal periodico Panorama (che ha scopiazzato a quanto pare una recensione di un utente di GamesRadar).

Di videogiochi e violenza se ne parlera ancora chissà per quanto, nonostante sia un argormento dibattuto già da diversi anni. Questo indica innanzitutto che il videogioco, in quanto medium, ha raggiunto una maturità nel panorama dell’industria culturale, pari a quella di televisione o cinema: lo dicono le vendite e lo dicono le statistiche sull’incremento delle persone, di ogni sesso ed età, che giocano. Il videogioco oggi viene preso sul serio ma il suo impatto sulla società viene percepito quasi esclusivamente attraverso i contenuti che veicola senza analizzarne le modalità e le caratteristiche rinnovate. La contraddizione delle critiche che piovono sui videogiochi è innanzitutto di natura concettuale: alla base del pensiero della maggior parte dei detrattori c’è un’immagine anacronistica del videogioco come prodotto destinato a un pubblico esclusivamente giovanissimo. I videogiochi sono considerati ancora come giocattoli o "inutili macchinette" come esclamò Massimo Cacciari qualche anno fà, mentre in realtà sono prodotti molto più complessi, la cui struttura interna si evolve sempre più rapidamente, assimilando e rimodellando schemi e tecniche da altri media come tv, cinema o fumetto. Mi sembra quindi normale, che davanti a un pubblico sempre più vasto ed eterogeneo, l’industria del viodeogioco debba essere pronta a distribuire titoli capaci di intercettare i gusti di tutti, dalla passione per i giochi "cartoon-style" tipici di Nintendo a quella per gli horror e per gli sparatutto violenti come Quake. Insomma, mi pare che alcune critiche rasentino l’ipocrisia bella e buona: in televisione andrebbero passati solo cartoni animati, telefilm di Lassie o fiction buoniste per paura che i bambini rimangano traumatizzati? Come la televisione si è adeguata studiando fasce orarie diverse o anticipando con dei bollini colorati il contenuto dei programmi, così i prodotti videoludici indicano sulle confezioni la fascia di pubblico a cui quel gioco è destinato: poi, come in tutte le cose,  non resta che il buon senso e soprattutto la funzione educatrice della famiglia,spesso dimenticata dai genitori.

Il concetto di videogioco come re-interpretazione di nuovi e gusti e modalità di consumo ludico-culturale è difficile da far passare agli occhi di persone, magari con alle spalle una conoscenza tecnica minima sull’argomento, ma pronti a sparare a zero in ogni occasione. Non mi stupisce quindi, che i polveroni si alzino anche di fronti a giochi che, onestamente, senza tutta questa pubblicità indiretta (forse), sarebbero passati senza lasciar traccia di sè. Magari Rule of Rose qualcosa di innovativo nella trama o nella struttura di gioco lo avrà pure, ma certamente sarebbero state molte di meno le persone che lo avrebbero scoperto, prima che in ogni giornale non si parlasse d’altro. La stessa cosa avvenuta per Bully, altro gioco controverso sul fenomeno del bullismo. Scommetto che qualche genio lo ritirerà fuori alla prima serie di notizie riguardanti studenti violenti.

[to be continued] 

Stevetk