Gig Tiger Handhelds
In questi giorni sto finendo di scrivere gli ultimi paragrafi di tesi. Stasera, mentre scrivevo di console portatili e mobile gaming, google magicamente mi riporta indietro nel tempo, facendomi scoprire questo sito: http://www.handheldmuseum.com/
Inutile dire che da stasera ho la lacrimuccia agli occhi! specie quando ho visitato la sezione dei Gig Tiger, ve li ricordate? Erano dei giochi elettronici tascabili, con un lcd monocromatico e sfondo statico colorato. La serie comprendeva un sacco di giochi fichissimi, solo che qua in Italia non sono arrivati tutti. Io per esempio di Street Fighter mica mi ricordo.
Aaah, quante ore spese a giocare a Shinobi! Mi ricordo che un’estate presi la varicella e fui costretto trascorrere un mese internato nel rustico di casa nuova attrezzato tipo campeggio (la casa non era ancora finita, abitavo ancora, sigh, a Latina..). Quei giochetti, e in particolare, Shinobi li fusi letteralmente! Avevo un pacco di batterie sempre a portata di mano. Oltre a quello avevo Guerrilla War, semplicemente fantastico, Double Dragon 3 e il mitico After Burner, teatro di sfide all’ultimo record con mia sorella. Siccome lei faceva sempre il punteggio più alto io staccavo le batterie e resettavo..ahaah! che bastardo!
Pensare che a quei tempi, quei videogiochi semplici, fatti di lampi e luci mi sembravano uno spettacolo di tecnica. Scommetto che la Psp, quando l’avrò tra le mani, non mi darà le stesse sensazioni. Ne sono sicuro.
Stevetk
Come l’ho sempre immaginato il malato di videogiochi (chiamalo nerd o hardcore gamer, non fa differenza)? forse come uno che overclokka la scheda video per ottenere 10 fps in più a Stalker (ehmm…io lo facevo ai tempi di quake 3 arena..ma va beh..). Forse come uno che si compra il pc case più estremo, con un Lcd per la temperatura e il raffreddamento liquido della Cpu, oppure, nel caso di giocatore console, come uno che compra un mod superfico per la icsbocs. Beh, approfondendo gli studi sul mondo dei videogiochi sono venuto a conoscenza di una vera e propria subcultura, soprattutto di matrice orientale, che è quella del
