Violenza e videogiochi. Il caso di Rule of Rose

November 19, 2006   Mondi digitali

Ci sono notizie che uno fa fatica a leggere. E fatica anche a credere che puntualmente saltino fuori, montando polemiche infinite. Mi riferisco al caso di Rule of Rose, survival horror che è stato preso di mira dal periodico Panorama (che ha scopiazzato a quanto pare una recensione di un utente di GamesRadar).

Di videogiochi e violenza se ne parlera ancora chissà per quanto, nonostante sia un argormento dibattuto già da diversi anni. Questo indica innanzitutto che il videogioco, in quanto medium, ha raggiunto una maturità nel panorama dell’industria culturale, pari a quella di televisione o cinema: lo dicono le vendite e lo dicono le statistiche sull’incremento delle persone, di ogni sesso ed età, che giocano. Il videogioco oggi viene preso sul serio ma il suo impatto sulla società viene percepito quasi esclusivamente attraverso i contenuti che veicola senza analizzarne le modalità e le caratteristiche rinnovate. La contraddizione delle critiche che piovono sui videogiochi è innanzitutto di natura concettuale: alla base del pensiero della maggior parte dei detrattori c’è un’immagine anacronistica del videogioco come prodotto destinato a un pubblico esclusivamente giovanissimo. I videogiochi sono considerati ancora come giocattoli o "inutili macchinette" come esclamò Massimo Cacciari qualche anno fà, mentre in realtà sono prodotti molto più complessi, la cui struttura interna si evolve sempre più rapidamente, assimilando e rimodellando schemi e tecniche da altri media come tv, cinema o fumetto. Mi sembra quindi normale, che davanti a un pubblico sempre più vasto ed eterogeneo, l’industria del viodeogioco debba essere pronta a distribuire titoli capaci di intercettare i gusti di tutti, dalla passione per i giochi "cartoon-style" tipici di Nintendo a quella per gli horror e per gli sparatutto violenti come Quake. Insomma, mi pare che alcune critiche rasentino l’ipocrisia bella e buona: in televisione andrebbero passati solo cartoni animati, telefilm di Lassie o fiction buoniste per paura che i bambini rimangano traumatizzati? Come la televisione si è adeguata studiando fasce orarie diverse o anticipando con dei bollini colorati il contenuto dei programmi, così i prodotti videoludici indicano sulle confezioni la fascia di pubblico a cui quel gioco è destinato: poi, come in tutte le cose,  non resta che il buon senso e soprattutto la funzione educatrice della famiglia,spesso dimenticata dai genitori.

Il concetto di videogioco come re-interpretazione di nuovi e gusti e modalità di consumo ludico-culturale è difficile da far passare agli occhi di persone, magari con alle spalle una conoscenza tecnica minima sull’argomento, ma pronti a sparare a zero in ogni occasione. Non mi stupisce quindi, che i polveroni si alzino anche di fronti a giochi che, onestamente, senza tutta questa pubblicità indiretta (forse), sarebbero passati senza lasciar traccia di sè. Magari Rule of Rose qualcosa di innovativo nella trama o nella struttura di gioco lo avrà pure, ma certamente sarebbero state molte di meno le persone che lo avrebbero scoperto, prima che in ogni giornale non si parlasse d’altro. La stessa cosa avvenuta per Bully, altro gioco controverso sul fenomeno del bullismo. Scommetto che qualche genio lo ritirerà fuori alla prima serie di notizie riguardanti studenti violenti.

[to be continued] 

Stevetk

1 Comment »

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  1. si, e i film dove c’è sangue? quelkli vanno bene?

    www.gamevideos.it

    Comment by filippo — September 26, 2009 @ 11:41 am

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